The BroadVision Blog

Digital Workplace: BroadVision porta Vmoso in Italia (da BitMAT)

La scorsa settimana si è tenuto a Milano l’evento che abbiamo organizzato (con la collaborazione di Openknowledge) “The Future Of Work: Creating Value In The Workplace With Digital Transformation, dove il fondatore e CEO di BroadVision, Pehong Chen ha presentato al mercato italiano la piattaforma che ridefinisce i modelli attuali di lavoro collaborativo, consolidando il patrimonio della conoscenza aziendale in un’unica piattaforma “mobile-centric”.

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In questo articolo, Laura Del Rosario di BitMAT riassume i contenuti dell’incontro evidenziando gli elementi che caratterizzano la nostra piattaforma Vmoso:

Digital Workplace: BroadVision porta Vmoso in Italia

“Big Garbage” vs “Big Knowledge”: Il Sole 24 Ore intervista Pehong Chen, CEO BroadVision

Cosa si intende per Digital Transformation ?
Perchè le aziende devono trasformarsi in un efficiente ecosistema digitale ? vmoso-developer-business-communication-tools
Come e perché le organizzazioni devono supportare le nuove modalità di lavoro agile e mobile, digitalizzando i processi e creando un moderno Smart Workplace ?
Big Knowledge“, “Intelligenza Collaborativa“, “stupidità diffusa” e molto altro….

Pehong Chen, Fondatore e CEO di BroadVision ne parla in un intervista con Marco Minghetti de “Il Sole 24 Ore – Nòva“.
Ecco il link: http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2016/11/07/digitaltransformation-dalla-big-garbage-alla-big-knowledge/

Ti aspettiamo all’evento: The Future Of Work (Milano 9 Novembre 2016)

BroadVision ha organizzato a Milano, con la collaborazione di OpenKnowledge, l’evento dal titolo “The Future Of Work: Creating Value In The Workplace With Digital Transformation” che vede la partecipazione straordinaria di Pehong Chen, Founder & CEO di BroadVision, che racconterà interessanti casi di successo di Digital Workplace in cui l’agilità della collaborazione aziendale si coniuga alla necessità di saper sfruttare la conoscenza aziendale.

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L’evento si terrà mercoledì 9 novembre h17:00 presso la sede di OpenKnowledge in Via Olona 2 a Milano.

Alcuni dei temi e degli spunti dell’evento:

  • –  Un Digital Workplace di successo significa che un’organizzazione può ottenere di più con meno, ottenendo risultati superiori con un numero inferiore di persone, in meno tempo e ad un costo ridotto
  • –  Oggi le aziende sono chiamate a trasformarsi in un efficiente ecosistema digitale. Infatti spesso le informazioni sono insensatamente duplicate, irrimediabilmente frammentate e inspiegabilmente trasmesse attraverso una miriade di strumenti diversi. La chiave è quella che BroadVision definisce “Big Knowledge”, dove la conoscenza attraverso l’intero ecosistema aziendale è unificata ed integrata, in modo non solo da abilitare tutti a mantenerla e svilupparla organicamente, ma di raggiungerla anche casualmente (“serendipity”), e comunque utilizzarla continuamente.
  • –  L’esperienza di progetti di Trasformazione Digitale mostra che riuscire a supportare con tecnologie adeguate l’esperienza lavorativa degli utenti può portare grandi benefici in termini di efficienza operativa
  • –  Supportare l’esperienza collaborativa significa poter catturare la conoscenza laddove si crea e si trasforma, rendendola disponibile e aggiornabile per successivi utilizzi
    Significa anche affrontare nuove sfide che portano la tecnologia ad uscire dal desktop e entrare anche nella nostra esperienza fisica, con il mobile, l’IoT, l’interazione attraverso BOT
  • –  Vengono presentate esperienze su reti di vendita e su processi di supply chain in cui sono state introdotte piattaforme di Collaboration che permettono nuovi approcci al Knowledge Management

PROGRAMMA
16:45      Accredito

17:00     Benvenuto & Introduzione
17:10     Digital Ecosystem Transformation:
               7 Habits to Convert Big Garbage to Big Knowledge
               Pehong Chen, Founder & CEO, BroadVision
17:50     Dalla Digital Transformation alla Digital Platform
                Emanuele Scotti, Managing Partner, OpenKnowledge
18:15      Q&A

APERITIVO

COME PARTECIPARE
Per partecipare dovete registrarvi sulla pagina dedicata all’evento oppure inviare una email a serena.combi@broadvision.com, indicando azienda, nome, cognome e ruolo della persona che interverrà. I posti sono limitati.

5 buoni motivi per convertirci alla Collaborazione Mobile

Ormai Smartphone e Tablets fanno parte della nostra vita privata: li usiamo per svegliarci la mattina, consultare le notizie del giorno mentre facciamo colazione, durante la giornata ci permettono di comunicare, distrarci nei momenti liberi, ci aiutano negli spostamenti durante la giornata, son sempre più utilizzati per comprare di tutto, prenotare viaggi, ed infine per vedere l’ultimo telegiornale prima di addormentarci.

Ovviamente anche nella vita lavorativa i dispositivi mobili stanno cambiando il modo in cui comunichiamo e collaboriamo, purtroppo però non con la stessa velocità di adozione: infatti tutti percepiamo i benefici in termini di efficienza e praticità e siamo sempre pronti a provare nuove applicazioni consigliateci da amici e parenti (io ad esempio nella vita privata utilizzo senza problemi più di 4 strumenti diversi di instant messaging e 3 di cloud storage…), tuttavia, nel momento in cui dobbiamo comunicare per lavoro, diventiamo tutti più cauti e formali e spesso finiamo per ripiegare sulla email (attualmente la vera killer application della comunicazione mobile aziendale), con tutti i difetti e le inefficienze che ben conosciamo e di cui tutti ci lamentiamo.

Mobile Communication

Ecco allora 5 motivi per convincerci ad adottare più in fretta possibile la Mobile Collaboration e godere dei benefici di questa rivoluzione tecnologica anche nella nostra vita lavorativa:

  1. Flex Time (ovvero: rispondi quando lo ritieni più opportuno, considerando però le esigenze del tuo interlocutore): nell’era del PC utilizzavamo prevalentemente l’email oppure la chiamata voip o la chat se vedevamo il nostro interlocutore online. Però in questo modo la velocità della comunicazione non era dettata dall’urgenza di ottenere una risposta, ma dalla disponibilità del nostro interlocutore o meno: infatti se per qualche motivo chi cercavamo non stava lavorando al PC, non potevamo contare su una sua risposta tempestiva, oppure dovevamo disturbarlo sul  cellulare spesso senza ottenere quanto sperato “scusa sono in riunione, sentiamoci più tardi”. Nell’era dello smartphone sappiamo che il nostro interlocutore può essere sempre raggiunto dalla notifica del nostro messaggio anche nel mezzo di una riunione importante; quindi, segnalando opportunamente l’urgenza della richiesta, possiamo ottenere l’informazione che ci interessa in tempi rapidi. Se invece siamo noi a ricevere la richiesta, possiamo valutare se è necessario rispondere tempestivamente, magari con poche informazioni importanti, rimandando a più tardi di fornire maggiori dettagli. In questo modo possiamo essere tutti più efficienti e ottenere le informazioni che vogliamo, evitando di interromperci a vicenda con chiamate inopportune.
  2. Innovative Collaboration (ovvero: per comunicare sfrutta al meglio le potenzialità offerte dalla tecnologia mobile): nell’era del PC le comunicazioni erano prevalentemente testuali, con eventualmente qualche allegato multimediale raccolto e faticosamente trasferito dalla macchina fotografica o videocamera al computer. Nell’era del Mobile la versatilità degli smartphone attuali ci permette di essere molto più creativi ed efficaci costruendo comunicazioni testuali arricchite con foto, audio e video trasmesse istantaneamente anche in mobilità. In questo modo perdiamo meno tempo in lunghe descrizioni (“un’immagine vale più di mille parole”) e forniamo le informazioni con più tempestività a chi è in ufficio e magari sta aspettando la nostra comunicazione per prendere delle decisioni o per fornirci supporto.
  3. Bridging Workforces (ovvero: fornisci nuovi modi di collaborare fra chi lavora in ufficio e chi lavora in mobilità): nell’era del PC, è sempre stato un dilemma trovare modi efficienti di collaborazione con chi lavora spesso in mobilità come ad esempio la forza vendita. L’email si è dimostrata chiaramente inadeguata come canale di informazione per chi lavora lontano dall’ufficio: troppe informazioni in entrata senza possibilità di discriminare in termini di priorità, troppo tempo passato in attesa di ricevere risposte importanti e necessarie per rispondere al cliente o terminare un lavoro. Alla fine ci si affidava a costosi contact center dedicati a dare supporto ai colleghi in mobilità, quasi come se fossero dei clienti. Nell’era del Mobile l’accesso alle informazioni diventa immediato e la velocità della comunicazione viaggia sull’onda dell’Instant Messaging: certo c’è sempre bisogno di qualcuno che risponda rapidamente, ma certamente la comunicazione asincrona (“Flex Time”) permette di ridurre le dimensioni del contact center dedicato. Inoltre garantendo l’accesso diretto dal Mobile ai documenti e alle applicazioni aziendali, i lavoratori in mobilità possono essere più autonomi e tempistivi nello svolgimento dei propri compiti e nel rispondere a eventuali richieste da parte dei colleghi.
  4. Effective Social Collaboration (ovvero: fornisci e ottieni informazioni dai tuoi pari in modo efficace – finalmente): nell’era del PC le piattaforme di Social Collaboration aziendale non hanno dato i risultati sperati in termini di reale collaborazione peer-to-peer, soprattutto perchè si accedeva solo sporadicamente al Social Network per verificare gli aggiornamenti rilevanti, mentre le attività di lavoro e le relative comunicazioni avvenivano altrove. In questo modo era molto difficile ottenere in tempo adeguati le informazioni necessarie, relegando l’uso dei Social Network solo alle attività più marginali e secondarie (“devo portare un cliente a pranzo: che ristorante mi consigliate vicino all’ufficio di Milano?”). Nell’era del Mobile, opportunamente configurando le notifiche sul nostro smartphone in modo da non esserne sommersi, siamo sempre aggiornati sulle eventuali richieste che vengono dai nostri colleghi e nei momenti di pausa  magari possiamo aiutare un nostro collega con una informazione veloce, o viceversa ottenere l’informazione essenziale per chiudere un contratto mentre siamo in riunione con il cliente. In pratica siamo passati dall’era dei Part-Time Lookers sul PC, cioè coloro che accedono alla piattaforma via web saltuariamente, ai Full-Time Checkers sullo smartphone, cioè coloro che controllano regolarmente le notifiche sullo smartphone per rimanere sempre aggiornati e collaborare in tempo reale!
  5. High Touch Engagement (ovvero: trasforma la comunicazione con i clienti in reale coinvolgimento): nell’era del PC gli utenti finali ricevevano dai loro fornitori di servizi di Telecomunicazioni, Energia, Banca, Asssicurazione, etc., delle notifiche email senza possibilita di risposta che ci rimandavano al sito web per scaricare la fattura, il resoconto dei servizi etc. La comunicazione verso gli utenti era estremamente frammentata e dispersa, e nel caso di richiesta di informazioni si doveva necessariamente accedere tramite il contact center, con lunghe attese e tempo perso a fornire sempre le stesse informazioni prima di ottenere supporto. Nell’era del Mobile molte aziende si stanno attrezzando per fornire ai loro clienti una User Experience più efficace e coinvolgente, tramite un canale persistente di comunicazione bidirezionale, su cui convergono tutte le comunicazioni per ogni singolo cliente. In questo modo i clienti accedono più rapidamente alle informazioni di cui hanno bisogno, chiedendo chiarimenti attraverso il canale dedicato attraverso una interfaccia facile da usare, direttamente dalla Mobile App del fornitore di servizi oppure tramite un collegamento con la piattaforma di Instant Messaging preferita (Wechat, Telegram, Whatsapp…); Così facendo si ricorre al contact center solo in casi eccezionali, con un notevole risparmio di tempo e minor stress per gli utenti finali e riduzione dei costi per il fornitore di servizi.

Per concludere, stiamo affrontando una vera trasformazione digitale che offre infinite possibilità per migliorare l’efficienza delle aziende e la qualità della nostra vita anche in ambito lavorativo, quindi non lasciamoci sfuggire l’occasione di esserne protagonisti adottando per primi questi nuovi paradigmi di comunicazione: ne vale la pena!

 

5 motivi per cui è necessario il knowledge management

Di “Knowledge Management” se ne parla dagli anni ‘90, cioè da quando alcuni accademici (tra i principali Nonaka , Takeuchi e Davenport) hanno sviluppato l’idea di questa nuova disciplina che aveva tra i principali obiettivi quello di indicare l’utilizzo in azienda di pratiche e tecnologie e per sfruttare le conoscenze aziendali.

I tradizionali sistemi di Knowledge Management si focalizzavano sulla capacità di catturare la conoscenza in sistemi centralizzati per poi renderla disponibile in un secondo momento. Dobbiamo dire che questa prima fase non ha avuto un grandissimo successo tanto che all’inizio del nuovo millennio il Knowledge Management sembrava ormai dato per morto.

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Ma l’avvento dell’Enterprise 2.0 (2006) ha dato nuova vita al Knowledge Management grazie al fatto di aver saputo spostare l’attenzione dalla “conoscenza” alle “persone” che la detengono, la condividono e la utilizzano. Per alcuni versi le nuove prassi e tecnologie introdotte dall’Enterprise Social Collaboration hanno stravolto la prospettiva di come sfruttare il sapere dei collaboratori attraverso un nuovo modello di creazione, condivisione e uso della conoscenza basato sull’effetto “rete”. Questo ha consentito di connettere le persone con lo scopo di condividere la conoscenza rendendola di conseguenza più facilmente accessibile.

Si era aperta una nuova era per il Knowledge Management grazie al “Knowledge-sharing” e alla “Collaboration”.

Come sottolinea Emanuele Quintarelli in un suo interessante post:

“Partecipando ad un ecosistema collaborativo di conoscenza, in un solo gesto le organizzazioni sono per la prima volta in grado di accelerare la propria capacità di apprendimento, ma anche la propria efficienza, innovazione ed agilità.”

Ma veniamo al punto. Quali sono le ragioni per cui è necessario il Knowledge Management?

Di seguito elenco i 5 motivi più importanti a mio avviso per cui è necessaria la gestione della conoscenza all’interno di un’organizzazione:

  1. Velocizzare l’accesso alle informazioni e alla conoscenza

Trovare più facilmente le informazioni o le persone che detengono quella conoscenza, aumenta l’efficienza, la produttività e consente di lavorare meglio, riducendo i casi in cui si deve “reinventare la ruota”.

In una sua famosa frase Lew Platt, ex CEO di Hewlett-Packard, una volta disse: “Se HP conoscesse ciò che HP conosce, saremmo tre volte più produttivi”.

  1. Migliorare i processi decisionali

Migliorare la qualità e la velocità dei processi decisionali grazie all’accesso della conoscenza  dell’intera organizzazione nel momento in cui se ne ha bisognoQuando devono essere prese delle decisioni, gli strumenti di Enterprise Collaboration favoriscono l’accesso alle opinioni e alle esperienze di diverse persone, che possono contribuire alle scelte da fare

  1. Promuovere l’innovazione e il cambiamento culturale

Abilitare e favorire la condivisione di idee, la collaborazione e l’accesso alle più recenti conoscenze individuali consente di stimolare l’innovazione e i cambiamenti culturali necessari per far evolvere l’organizzazione e soddisfare le mutevoli esigenze di business.

  1. Rendere più efficienti le unità operative e i processi di business

Avendo accesso più rapidamente alle informazioni e alle risorse in tutta l’organizzazione, i knowledge worker possono  agire tempestivamente. In uno studio condotto da McKinsey & Co. nel novembre 2011, dove sono stati intervistati oltre 4.200 dirigenti a livello mondiale, è emerso che l’uso di tecnologie di Social Collaboration hanno migliorato i processi di business  ed in generale le performance dell’organizzazione.

  1. Aumentare la soddisfazione dei clienti

La condivisione di  conoscenze e la collaborazione trasversale aiutano ad aumentare il valore offerto ai clienti, riuscendo a dare risposte più velocemente o accorciando i tempi per migliorare un prodotto o un servizio.

Secondo uno studio di Gartner (2014, Knowledge Management Will Transform CRM Customer Service), migliorare l’accesso alle conoscenze contestuali da parte di un dipendente o un cliente riduce i tempi che un provider impiega per dare una risposta dal 20% al 80%, aumentando la soddisfazione dei clienti. Inoltre si possono ridurre i costi per il supporto clienti del 25% o più, quando si utilizza un’appropriata attività di Knowledge Management.

Naturalmente in questo contesto la tecnologia gioca un ruolo molto importante: non deve essere percepita come semplice strumento abilitante, ma come driver per nuove pratiche di collaborazione e condivisione di conoscenza. Le moderne soluzioni aziendali di comunicazione e di collaborazione si limitano a volte ad includere le ultime funzionalità alla moda, seguendo spesso i trend che arrivano dal mondo consumer. Infatti dopo le piattaforme di Enterprise Social Networking oggi assistiamo all’avvento delle Chat aziendali, sull’onda del successo di app come ‘WeChat’ e ‘WhatsApp’. Se state valutando l’adozione di nuovi strumenti di comunicazione e di collaborazione, fatevi spiegare bene la strategia del prodotto rispetto anche al tema del knowledge management. Perchè le conversazioni di oggi sono la conoscenza aziendale di domani e se uno strumento non riesce a catturare e legare queste comunicazioni mentre avvengono, quella conoscenza aziendale verrà persa per sempre.

Diceva un aforisma latino “scientia potentia est” (“Il sapere è potere”). Ma è altrettanto vero che condividere ciò che sappiamo aumenta notevolmente il potere delle nostre organizzazioni.