All posts by Matteo Colombi

Vmoso, la piattaforma per il digital workplace sbarca in Italia (da digital4.biz)

 

(tratto dall’articolo a cura della redazione di digital4.biz)

La soluzione di BroadVision consolida in un unico strumento la comunicazione, la collaborazione, la condivisione di file e la gestione dei processi interni e della conoscenza aziendale. Gli obiettivi? Ridurre l’uso della mail, supportare il lavoro di gruppo e ridurre il tempo perso cercare le informazioni interne.

«Trasformarsi in un’organizzazione digitale è imperativo e le aziende lo sanno. Sono sempre più consapevoli di quanto sia importante adattarsi al cambiamento introducendo nuove modalità di lavoro» commenta Matteo Colombi, Sales Director di BroadVision Italia.

Link all’articolo:

https://www.digital4.biz/executive/news/vmoso-la-piattaforma-per-il-digital-workplace-sbarca-in-italia_43672159767.htm

Vmoso: la piattaforma di Digital Workplace arriva anche in Italia (da DataManager)

(tratto dall’articolo a cura )

Vmoso ridefinisce i modelli attuali di lavoro collaborativo, consolidando il patrimonio della conoscenza aziendale in un’unica piattaforma mobile-centric.

Pehong Chen, CEO & Founder di BroadVision commenta “La chiave di tutto è sapere cogliere e riutilizzare il patrimonio delle conoscenze aziendali, obiettivo fallito dalla maggior parte delle imprese. La conoscenza è tra gli asset più importanti per un’azienda e consente di trasformare la propria organizzazione in un digital workplace di successo”.

Link all’articolo:

http://www.datamanager.it/2016/11/vmoso-la-piattaforma-digital-workplace-arriva-anche-italia/ 

Digital Workplace: BroadVision porta Vmoso in Italia (da BitMAT)

La scorsa settimana si è tenuto a Milano l’evento che abbiamo organizzato (con la collaborazione di Openknowledge) “The Future Of Work: Creating Value In The Workplace With Digital Transformation, dove il fondatore e CEO di BroadVision, Pehong Chen ha presentato al mercato italiano la piattaforma che ridefinisce i modelli attuali di lavoro collaborativo, consolidando il patrimonio della conoscenza aziendale in un’unica piattaforma “mobile-centric”.

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In questo articolo, Laura Del Rosario di BitMAT riassume i contenuti dell’incontro evidenziando gli elementi che caratterizzano la nostra piattaforma Vmoso:

Digital Workplace: BroadVision porta Vmoso in Italia

“Big Garbage” vs “Big Knowledge”: Il Sole 24 Ore intervista Pehong Chen, CEO BroadVision

Cosa si intende per Digital Transformation ?
Perchè le aziende devono trasformarsi in un efficiente ecosistema digitale ? vmoso-developer-business-communication-tools
Come e perché le organizzazioni devono supportare le nuove modalità di lavoro agile e mobile, digitalizzando i processi e creando un moderno Smart Workplace ?
Big Knowledge“, “Intelligenza Collaborativa“, “stupidità diffusa” e molto altro….

Pehong Chen, Fondatore e CEO di BroadVision ne parla in un intervista con Marco Minghetti de “Il Sole 24 Ore – Nòva“.
Ecco il link: http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2016/11/07/digitaltransformation-dalla-big-garbage-alla-big-knowledge/

Ti aspettiamo all’evento: The Future Of Work (Milano 9 Novembre 2016)

BroadVision ha organizzato a Milano, con la collaborazione di OpenKnowledge, l’evento dal titolo “The Future Of Work: Creating Value In The Workplace With Digital Transformation” che vede la partecipazione straordinaria di Pehong Chen, Founder & CEO di BroadVision, che racconterà interessanti casi di successo di Digital Workplace in cui l’agilità della collaborazione aziendale si coniuga alla necessità di saper sfruttare la conoscenza aziendale.

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L’evento si terrà mercoledì 9 novembre h17:00 presso la sede di OpenKnowledge in Via Olona 2 a Milano.

Alcuni dei temi e degli spunti dell’evento:

  • –  Un Digital Workplace di successo significa che un’organizzazione può ottenere di più con meno, ottenendo risultati superiori con un numero inferiore di persone, in meno tempo e ad un costo ridotto
  • –  Oggi le aziende sono chiamate a trasformarsi in un efficiente ecosistema digitale. Infatti spesso le informazioni sono insensatamente duplicate, irrimediabilmente frammentate e inspiegabilmente trasmesse attraverso una miriade di strumenti diversi. La chiave è quella che BroadVision definisce “Big Knowledge”, dove la conoscenza attraverso l’intero ecosistema aziendale è unificata ed integrata, in modo non solo da abilitare tutti a mantenerla e svilupparla organicamente, ma di raggiungerla anche casualmente (“serendipity”), e comunque utilizzarla continuamente.
  • –  L’esperienza di progetti di Trasformazione Digitale mostra che riuscire a supportare con tecnologie adeguate l’esperienza lavorativa degli utenti può portare grandi benefici in termini di efficienza operativa
  • –  Supportare l’esperienza collaborativa significa poter catturare la conoscenza laddove si crea e si trasforma, rendendola disponibile e aggiornabile per successivi utilizzi
    Significa anche affrontare nuove sfide che portano la tecnologia ad uscire dal desktop e entrare anche nella nostra esperienza fisica, con il mobile, l’IoT, l’interazione attraverso BOT
  • –  Vengono presentate esperienze su reti di vendita e su processi di supply chain in cui sono state introdotte piattaforme di Collaboration che permettono nuovi approcci al Knowledge Management

PROGRAMMA
16:45      Accredito

17:00     Benvenuto & Introduzione
17:10     Digital Ecosystem Transformation:
               7 Habits to Convert Big Garbage to Big Knowledge
               Pehong Chen, Founder & CEO, BroadVision
17:50     Dalla Digital Transformation alla Digital Platform
                Emanuele Scotti, Managing Partner, OpenKnowledge
18:15      Q&A

APERITIVO

COME PARTECIPARE
Per partecipare dovete registrarvi sulla pagina dedicata all’evento oppure inviare una email a serena.combi@broadvision.com, indicando azienda, nome, cognome e ruolo della persona che interverrà. I posti sono limitati.

5 motivi per cui è necessario il knowledge management

Di “Knowledge Management” se ne parla dagli anni ‘90, cioè da quando alcuni accademici (tra i principali Nonaka , Takeuchi e Davenport) hanno sviluppato l’idea di questa nuova disciplina che aveva tra i principali obiettivi quello di indicare l’utilizzo in azienda di pratiche e tecnologie e per sfruttare le conoscenze aziendali.

I tradizionali sistemi di Knowledge Management si focalizzavano sulla capacità di catturare la conoscenza in sistemi centralizzati per poi renderla disponibile in un secondo momento. Dobbiamo dire che questa prima fase non ha avuto un grandissimo successo tanto che all’inizio del nuovo millennio il Knowledge Management sembrava ormai dato per morto.

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Ma l’avvento dell’Enterprise 2.0 (2006) ha dato nuova vita al Knowledge Management grazie al fatto di aver saputo spostare l’attenzione dalla “conoscenza” alle “persone” che la detengono, la condividono e la utilizzano. Per alcuni versi le nuove prassi e tecnologie introdotte dall’Enterprise Social Collaboration hanno stravolto la prospettiva di come sfruttare il sapere dei collaboratori attraverso un nuovo modello di creazione, condivisione e uso della conoscenza basato sull’effetto “rete”. Questo ha consentito di connettere le persone con lo scopo di condividere la conoscenza rendendola di conseguenza più facilmente accessibile.

Si era aperta una nuova era per il Knowledge Management grazie al “Knowledge-sharing” e alla “Collaboration”.

Come sottolinea Emanuele Quintarelli in un suo interessante post:

“Partecipando ad un ecosistema collaborativo di conoscenza, in un solo gesto le organizzazioni sono per la prima volta in grado di accelerare la propria capacità di apprendimento, ma anche la propria efficienza, innovazione ed agilità.”

Ma veniamo al punto. Quali sono le ragioni per cui è necessario il Knowledge Management?

Di seguito elenco i 5 motivi più importanti a mio avviso per cui è necessaria la gestione della conoscenza all’interno di un’organizzazione:

  1. Velocizzare l’accesso alle informazioni e alla conoscenza

Trovare più facilmente le informazioni o le persone che detengono quella conoscenza, aumenta l’efficienza, la produttività e consente di lavorare meglio, riducendo i casi in cui si deve “reinventare la ruota”.

In una sua famosa frase Lew Platt, ex CEO di Hewlett-Packard, una volta disse: “Se HP conoscesse ciò che HP conosce, saremmo tre volte più produttivi”.

  1. Migliorare i processi decisionali

Migliorare la qualità e la velocità dei processi decisionali grazie all’accesso della conoscenza  dell’intera organizzazione nel momento in cui se ne ha bisognoQuando devono essere prese delle decisioni, gli strumenti di Enterprise Collaboration favoriscono l’accesso alle opinioni e alle esperienze di diverse persone, che possono contribuire alle scelte da fare

  1. Promuovere l’innovazione e il cambiamento culturale

Abilitare e favorire la condivisione di idee, la collaborazione e l’accesso alle più recenti conoscenze individuali consente di stimolare l’innovazione e i cambiamenti culturali necessari per far evolvere l’organizzazione e soddisfare le mutevoli esigenze di business.

  1. Rendere più efficienti le unità operative e i processi di business

Avendo accesso più rapidamente alle informazioni e alle risorse in tutta l’organizzazione, i knowledge worker possono  agire tempestivamente. In uno studio condotto da McKinsey & Co. nel novembre 2011, dove sono stati intervistati oltre 4.200 dirigenti a livello mondiale, è emerso che l’uso di tecnologie di Social Collaboration hanno migliorato i processi di business  ed in generale le performance dell’organizzazione.

  1. Aumentare la soddisfazione dei clienti

La condivisione di  conoscenze e la collaborazione trasversale aiutano ad aumentare il valore offerto ai clienti, riuscendo a dare risposte più velocemente o accorciando i tempi per migliorare un prodotto o un servizio.

Secondo uno studio di Gartner (2014, Knowledge Management Will Transform CRM Customer Service), migliorare l’accesso alle conoscenze contestuali da parte di un dipendente o un cliente riduce i tempi che un provider impiega per dare una risposta dal 20% al 80%, aumentando la soddisfazione dei clienti. Inoltre si possono ridurre i costi per il supporto clienti del 25% o più, quando si utilizza un’appropriata attività di Knowledge Management.

Naturalmente in questo contesto la tecnologia gioca un ruolo molto importante: non deve essere percepita come semplice strumento abilitante, ma come driver per nuove pratiche di collaborazione e condivisione di conoscenza. Le moderne soluzioni aziendali di comunicazione e di collaborazione si limitano a volte ad includere le ultime funzionalità alla moda, seguendo spesso i trend che arrivano dal mondo consumer. Infatti dopo le piattaforme di Enterprise Social Networking oggi assistiamo all’avvento delle Chat aziendali, sull’onda del successo di app come ‘WeChat’ e ‘WhatsApp’. Se state valutando l’adozione di nuovi strumenti di comunicazione e di collaborazione, fatevi spiegare bene la strategia del prodotto rispetto anche al tema del knowledge management. Perchè le conversazioni di oggi sono la conoscenza aziendale di domani e se uno strumento non riesce a catturare e legare queste comunicazioni mentre avvengono, quella conoscenza aziendale verrà persa per sempre.

Diceva un aforisma latino “scientia potentia est” (“Il sapere è potere”). Ma è altrettanto vero che condividere ciò che sappiamo aumenta notevolmente il potere delle nostre organizzazioni.